12-05-2017 – 11:32 – Un intreccio di politica, di speculazioni, di manovre bancarie e alla fine di un commissariamento tutto si muove dietro al fallimento dell’antica banca Etruria, un tempo conosciuta come la banca dell’oro. Una vicenda che ha travolto imprenditori e piccoli risparmiatori e che ha visto, come riporta oggi La Stampa, un influente membro del governo chiedere alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna (Bper) di valutare un intervento in favore della banca aretina. Ieri sera a Pinerolo, nell’ambito di un incontro promosso dal Rotary, il presidente del comitato di sorveglianza della Banca Etruria, il pinerolese Antonio Pironti, ha sintetizzato alcuni passaggi chiave che hanno visto la crisi di questo sistema bancario con 186 filiali, 1800 dipendenti. Il tutto si è tradotto in un passivo di 7 miliardi. E dire che i vertici della banca aretina erano stati messi sull’avviso delle conseguenze alle quali andavano incontro. Infatti il commissariamento è arrivato dopo ben 3 ispezioni della Banca d’Italia che aveva rilevato le anomalie e imposto dei provvedimenti mai osservati. “Il provvedimento di commissariamento – ha ricordato il dottor Pironti – è stato letto da due dirigenti della Banca d’Italia, durante un Consiglio d’amministrazione e a quel punto l’intero Consiglio è stato invitato ad uscire dall’aula”. E aggiunge: “Si sono alzati abbandonando il singolare tavolo riunione triangolare, d’ispirazione massonica. E’ iniziata così la fase di commissariamento che ha portato alla luce l’esistenza dei crediti deteriorati, privi di garanzie”. Sarà ora la magistratura a proseguire negli accertamenti, negli incartamenti giudiziari sono finite 38 figure di spicco della banca che dovranno dare spiegazioni esaustive ai giudici. Il dottor Pironti, che ha fondato a Los Angeles e a Madrid la banca San Paolo, ha però anche sottolineato la tenuta dei sistemi bancari gestiti oggi con attenzione e professionalità.

