La Locanda La Posta di Cavour finisce in liquidazione giudiziale, ma resta aperta con l’obiettivo di salvaguardare l’azienda e i posti di lavoro.
La liquidazione è stata dichiarata dal Tribunale di Torino, Prima sezione civile, con sentenza del 29 ottobre. All’origine della procedura ci sono debiti contestati dall’Agenzia delle Entrate per circa 5,5 milioni di euro, quasi la metà riconducibili a posizioni con Inps e Fisco. La società comprende anche l’Hotel Barrage di San Secondo di Pinerolo e conta complessivamente 66 dipendenti. Nominato curatore il commercialista torinese Alberto Abbate.
La Locanda aveva tentato la strada della composizione negoziata della crisi, avviata nel dicembre 2025 con un piano di risanamento che prevedeva il pagamento integrale dei debiti. «A causa di plurimi fattori, non è stato possibile dare esecuzione al suddetto piano con conseguente chiusura della composizione negoziata nel mese di ottobre», spiega l’avvocato Gianluca Marzulli, che assiste Genovesio.
La decisione di mantenere aperta la struttura, oltre che a fare utili per sanare il debito con il fisco potrà salvaguardare un pezzo di storia del territorio. Le origini della Locanda La Posta risalgono al 1706: conosciuta come Posta Reale, era un punto di sosta per viaggiatori e cavalli. Tra i suoi ospiti più celebri Giovanni Giolitti, che soggiornava e Edmondo De Amicis, Camillo Benso di Cavour e, in tempi più recenti, Mario Soldati.

