Il colle delle Finestre toglie e il colle restituisce. Certo perché ha restituito la Maglia Rosa al britannico Simon Yates, che nel 2018, proprio lassù a 2.176 metri di metri quota, al colle l’aveva persa. Era stato battuto da un suo connazionale, Chris Froome, un corridore fortissimo che aveva vinto una tappa memorabile, indossando così per la prima volta la Maglia Rosa.
Il colle ieri (sabato 31 maggio) ha regalato emozioni, sensazioni un teatro a cielo aperto dove lo sport è stato protagonista assoluto. Ecco che allora la vittoria di Yates rappresenta non solo un trionfo personale, ma anche un tributo alla storia di questo sport. La sua capacità di affrontare le pendenze estreme e di mantenere la calma sotto pressione, ha fatto sì che questa tappa diventasse ancora una volta un punto di riferimento per tutti gli amanti delle due ruote. La sua Maglia Rosa, certamente simbolo di leadership e di resistenza, si è colorata anche di emozioni e di orgoglio. Il colle delle Finestre, situato nel cuore delle Alpi piemontesi, rappresenta uno dei traguardi più iconici e suggestivi del ciclismo. Questa strada militare, costruita durante la Seconda Guerra Mondiale, si snoda tra paesaggi mozzafiato e offre una sfida unica ai ciclisti che si avventurano sulle sue pendenze ripide e su tratti sterrati. La sua importanza storica e naturale la rende un simbolo di resistenza e di passione, un luogo che unisce passato e presente attraverso le imprese di grandi campioni. La Cima Coppi di questa gara in Rosa ha le carte in regola per non essere dimenticata.
Ecco la prova di come il ciclismo sia uno sport capace di avvicinare le generazioni, di creare emozioni condivise e di raccontare storie di sport, ma anche di amore per le due ruote, fatica e determinazione che quassù si incontrano. Ieri erano insieme nonni e nipotini, giovani papà che aiutavano i loro bambini di pochi anni mentre spingevano con fatica sui pedali. Il ciclismo, quindi, non è solo uno sport: è un ponte tra le generazioni, un modo per condividere emozioni autentiche e per trasmettere valori di solidarietà e di rispetto. Le bici gettate terra quando si arriva in cima al colle e inizia l’attesa del Giro sono il simbolo della fatica, ma anche il premio per non aver mollato ed essere arrivati e le due ruote sono come un vessillo in cima al tetto del mondo. E di tenacia e di passione per i pedali ogni singolo corridore he ha partecipato al Giro, anche quello che dietro di lui non ha lasciato nessuno, potrebbe scrivere un capoverso di queste belle pagine che raccontano la passione per la bici.
(La redazione ringrazia per le immagini Pierluigi Garis)
A.G.


