05-06-2017 – 10:04 – La vicenda è una di quelle che lascia l’amaro in bocca. A raccontarla, con toni pacati ma non per questo concilianti, è Ezio Collino che dopo la morte di sua mamma, rimettendo in ordine i cassetti, trova due Buoni fruttiferi delle Poste emessi il 14 dicembre del 2006, ognuno del valore di 1000 euro. “Con mio fratello ci siamo presentati alle Poste di San Pietro Val Lemina dove i titoli erano stati emessi - racconta Collino – con l’intenzione di incassarli, ma lì ci spiegano che non sono abilitati a questo tipo d’operazione e che quindi dobbiamo rivolgerci ad un altro ufficio. Così facciamo e andiamo a San Secondo”. Dopo i controlli previsti per il pagamento dei Buoni ecco che arriva la sorpresa: “L’impiegata calcola gli interessi e mi dice che con un versamento di mille euro ci spettano 25, 62 euro per ogni Buono fruttifero”. All’immediata richiesta di spiegazioni l’impiegata fa intervenire una dirigente che conferma che il calcolo degli interessi è esatto e aggiunge: “Vede questi Buoni avevano una scadenza di 18 mesi e dopo quella data non maturavano più interessi”. E per sostenere le sue affermazioni aggiunge: “Guardi che a sua madre sarà stata consegnata una lettera d’accompagnamento che indicava i termini contrattuali”. Certo a rigor di legge non fa una piega ma come si può pretendere che la signora Lucia a 80 anni si ricordi che dopo 18 mesi esatti sarebbe dovuta tornare alla Posta per farsi consegnare capitale e interessi maturati? Tanto più che di quell’investimento non ne aveva parlato con i figli? E la domanda che affiora è legittima: ma in Italia quante signore Lucia ci sono, che giorno dopo giorno mettono da parte i loro risparmi con la speranza di maturare qualche interesse? Le Poste, grazie a queste signore Lucia, quanto hanno incassato? Difficile dirlo, ma una certezza, sulla quale non possiamo essere smentiti l’abbiamo, dopo 10 anni il Buono fruttifero Postale di 1.000 euro ha reso 25 euro e 62 centesimi.

