Un anniversario non è mai solo una riga tirata sotto un numero tondo. Non è il semplice conteggio degli anni che passano. È, piuttosto, un respiro profondo: ci si ferma, si guarda indietro per non smarrire la strada dell’inizio, e poi si spinge lo sguardo in avanti, verso il futuro, forti di una storia che fa da scudo e da bussola.
A Pinerolo questo respiro ha il sapore del campo, della terra battuta e dell’erba tagliata. La sezione locale dell’Associazione Italiana Arbitri (AIA) ha festeggiato, il 20 giugno all’Hotel Cavalieri, i suoi settant’anni di vita. Una storia che a prima vista potrebbe sembrare fatta solo di gesti geometrici e decisioni istantanee: fischi d’inizio, rigori decretati nell’arena del dubbio, cartellini gialli e rossi che tagliano l’aria.
Ma dietro quel braccio teso, dietro quel pezzo di plastica colorata colorato di rigore o di sanzione, c’è un battito molto più profondo.
Il rettangolo verde come scuola di vita
La verità è che quel rettangolo verde è un microscopico fermo immagine della vita. Lì dentro si impara il valore delle regole, non come imposizione, ma come grammatica della convivenza. Si impara il rispetto profondo per l’avversario e la lealtà verso il gioco. È questo il vero tesoro, intimo e invisibile, che un arbitro si porta dentro ben oltre il novantesimo minuto, custodito per tutta l’esistenza.
A scandire il tempo e le emozioni della festa è stato Claudio Rosano, presidente della sezione pinerolese. Nel passare il microfono ai protagonisti della serata, ha lasciato cadere parole che pesano come promesse: “In campo si impara a cadere, a rialzarsi e a sostenersi a vicenda. Il tutto guidato da un profondo senso di appartenenza e di responsabilità.”
Generazioni di sguardi
La gratitudine non è un sentimento astratto, la vedi nei volti. Si è respirata densa quando sul palco sono saliti gli uomini che hanno scritto le prime, storiche pagine di questa avventura sportiva: il past president Gianfranco Passet e Pier Carlo Gabbio, osservatore attento e memoria storica. Nei loro occhi stanchi ma accesi si leggeva la stessa, identica scintilla che oggi illumina gli sguardi di Gianluca Manganiello e Matteo Gariglio, i fischietti di Pinerolo che oggi calcano i palcoscenici prestigiosi della Serie A.
È qui che il tempo si annulla. Generazioni diverse unite dallo stesso identico riflesso: gli occhi che brillano quando si parla dell’amore per la direzione di gara. Una passione pulita, fatta di coraggio e solitudine, ma anche di immensa libertà.
Sul palco della festa, i giovani arbitri di oggi – l’orgoglio silenzioso della città – sono apparsi forse un poco emozionati, quasi intimiditi dai riflettori. Ma nessuno si inganni: sono gli stessi ragazzi che, la domenica, calzano i tacchetti per scendere in campo lucidi, fieri e decisissimi. Settant’anni dopo, il fischio d’inizio suona ancora una volta. E ha la voce del futuro. La storia continua,un novantesimo alla volta.
A.G.




