Anziani: il progetto Brainer per tenere allenato il cervello

brainer28-06-2016 – 17:37 – Anziani oggi: il Metodo Brainer, innovazione nelle nostre case” è il titolo della tavola rotonda in programma giovedì 30 giugno, alle 16, presso l’Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone (TO), una delle strutture della Diaconia Valdese – Coordinamento Opere Valli.  Una tavola rotonda che vuole essere un momento di incontro, confronto e dialogo con professionisti, operatori del settore e giornalisti per raccontare e informare sul Progetto Brainer che, nato nel 2014, a cura della Diaconia Valdese – COV, come progetto pilota di neuro-stimolazione delle funzioni cognitive, oggi si muove anche a livello domiciliare.

Spunto per la tavola rotonda è anche la vittoria del premio RSA Innovation Award per il progetto “Anziani oggi: tra tradizione e innovazione” presentato dall’Asilo dei Vecchi e conferito in calce all’evento milanese “Rsa Planet Hearth”, lo scorso marzo. Un momento per suggellare e festeggiare insieme agli ospiti e alle loro famiglie questo importante riconoscimento.

Ad introdurre la tavola rotonda è Clara Bounous, presidente Comitato Asilo dei Vecchi, seguita da diversi professionisti a raccontare ed esplicitare il progetto, spiegando che cos’è il metodo Brainer. Tra questi; Alessandro Bonansea, dirigente psicologo DSM ASL TO3; Graziella Rossi, geriatra; Paola Paschetto, responsabile progetti Diaconia Valdese – COV; Mara Cirigliano, neuropsicologa e Jacopo Barbagallo, marketing manager di Brainer. A Ronco Teresina e Bleynat Igino, ospiti dell’Asilo dei Vecchi, invece il compito di portare la loro esperienza diretta in quanto fruitori del servizio.

È marzo del 2014 quando nasce il progetto pilota di neuro-stimolazione delle funzioni cognitive che, attivato inizialmente in diverse strutture dedicate a Disturbo Neurocognitivo (DNC) maggiore, DNC lieve, disabilità, normale invecchiamento  cerebrale e disturbo post-concussivo, oggi si muove anche a livello domiciliare. Realizzato grazie ad un finanziamento dell’8×1000 vede coinvolta anche la società Brainer di Torino con la quale si è lavorato costruendo un lavoro progettuale ed utilizzando il software Brainer riconosciuto come strumento sanitario medico in Europa.

Il progetto, che vede coinvolte in modo trasversale tutte e 4 le strutture del COV – Asilo dei Vecchi di San Germano Chisone, Casa Valdese delle Diaconesse di Torre Pellice, Rifugio Re Carlo Alberto di Luserna San Giovanni e Uliveto di Luserna San Giovanni -  offre un servizio di riabilitazione neuro-cognitiva utilizzato al momento da 30 ospiti, con una età media di 70 anni, che vengono seguiti dagli operatori in un “percorso di ginnastica cerebrale”. Dal 2015, a seguito dei buoni risultati conseguiti, il servizio Brainer è stato aperto anche al territorio attraverso il Servizio di Sostegno alla Domiciliarità “Vengo Io da Te”.

Nel caso delle persone anziane, il Brainer ha l’obiettivo di mantenere agile ed allenato un organo che, al pari di un muscolo, ha bisogno di essere costantemente stimolato per restare in forma. La scelta degli strumenti tecnologici, del personale da coinvolgere, del protocollo operativo e delle modalità di attuazione e verifica costante dell’andamento della sperimentazione sono un aspetto fondamentale. “Il progetto consiste nell’utilizzo di uno strumento informatizzato che stimola le funzioni cognitive  dell’ospite a livello globale – spiega Paola Paschetto, responsabile progetti della Diaconia Valdese, COV – e, attraverso la neuro-stimolazione, grazie all’ausilio di tablet siamo in grado di proporre una vasta gamma di esercizi su misura che agiscono su due versanti: da una lato stimolano e aiutano il deficit e dall’altro migliorano e rafforzano le aree dominanti, lavorando sull’autostima”.

Il progetto di neuro-riabilitazione vede impegnato un comitato scientifico che comprende un medico geriatra (Graziella Rossi), un direttore sanitario (Luciano Griso), un dirigente psicologico (Alessandro Bonansea), la responsabile del progetto (Paola Paschetto), un referente della struttura e una neuropsicologa (Mara Cirigliano).

“La neurostimolazione non è nuova come tecnica riabilitativa – ci spiega la neuropsicologa Mara Cirigliano -  veniva e viene tuttora praticata con mezzi tradizionali, come carta e matita, ma con dei limiti oggettivi, quali la necessità di maggiori capacità di coordinazione e mantenimento dell’attenzione. Lo strumento tecnologico, agevolando e facilitando l’interazione, riesce a superare alcuni grossi limiti, risultando più efficace. Rispetto ai farmaci, questo approccio terapeutico è in grado di riattivare alcune abilità che, con il passare del tempo e con l’insorgere di patologie degenerative, rischiano di venir meno”.

Proprio alla dottoressa Cirigliano spetta il compito di effettuare i test cognitivi alle persone alle persone: gli esiti degli stessi diventano le basi per calibrare in maniera personalizzata il progetto individuando le aree cognitive più deficitarie e, quelle al contrario, maggiormente sviluppate. In base a questo, vengono redatti gli esercizi multisensoriali, il cui scopo è quello di sviluppare l’autostima al fine di supportare gli inevitabili sforzi atti a colmare le lacune con il beneficio di avvicinare la tecnologia agli ospiti.

“È l’anziano stesso a gestire lo strumento e a fornire la risposta al programma informatizzato – prosegue la Paschetto – diventando diretto responsabile della macchina, senza mediazione alcuna. Un aspetto che fornisce argomenti con cui parlare a figli e nipoti, riducendo così il gap generazionale”. “Gli esercizi svolti sono stimolo per alimentare e integrare interessi e conversazione – aggiunge la Cirigliano – e gli ospiti si sentono più giovani. Grazie al Brainer lavorano sul proprio quadro adattivo comportamentale e sul mantenimento e, in alcuni casi, sul miglioramento ambientale”.

Un progetto questo del Brainer ad ampio spettro che si rivolge ad anziani attivi, che non hanno patologie in corso ma solo un naturale invecchiamento, e a persone con disabilità anche importanti come demenza e Alzheimer. L’attuazione del progetto è importante non soltanto per gli effetti che produce, ma soprattutto per le motivazioni che ne hanno permesso la nascita: l’idea che il benessere delle persone anziane passi dalla conoscenza approfondita dell’individuo, della sua storia, delle sue esperienze, indica come stia cambiando il modo di intendere la cura. Non esiste soltanto l’intervento in caso di patologie, ma anche il miglioramento della qualità della vita, il benessere inteso come stato di salute fisica e mentale, il coinvolgimento della persona anziana in un contesto nella quale possa tornare ad essere una componente attiva, una risorsa, in quanto depositaria di un patrimonio inestimabile di esperienze e virtù.

 

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