Amedeo Camardo non aveva bisogno di presentazioni: bastava entrare alla Rosa Bianca per essere accolti un «Buongiorno bellissimi». Era questo il suo modo di dare il benvenuto a chiunque varcasse a Pinerolo la porta della trattoria, La Rosa Bianca che ha guidato per mezzo secolo insieme alla moglie Silvana e al figlio Marco.
Dietro ai piatti della tradizione c’era tutto quello che aveva imparato in famiglia, soprattutto dalle ricette tramandate dalla madre. Ma ciò che rendeva speciale quel luogo non erano solo i sapori: era il clima di casa che Amedeo riusciva a creare, d’estate sotto la pergola del cortile e d’inverno nelle sale interne, sempre con la stessa cura e semplicità.
Negli ultimi anni aveva affrontato una malattia lunga e complessa. Nonostante tutto, quando gli si chiedeva come stesse, sorrideva: «Un po’ meglio. Ho preso anche qualche chilo, che non guasta». Una frase che diceva molto di lui: determinazione e garbo, anche nei momenti più duri.
A ricordarlo oggi è anche chi lo ha conosciuto da vicino, come don Bruno Marabotto, parroco di San Domenico: «Amedeo non era solo il mio ristoratore, era un esempio. Finita la terapia, con forza e determinazione tornava subito al lavoro. Aveva un sorriso per tutti».
Mercoledì (10 dicembre) alle 15, nel duomo di Pinerolo, l’ultimo saluto a un uomo che sarà ricordato per la sua gentilezza, Amedeo era una presenza calda, familiare, sincera.
A.G.

