“Rilanciamo l’economia a partire dal lavoro femminile”.
Il dato medio dell’occupazione femminile in ambito UE è pari al 63%.
In Italia, prima della pandemia, solo la metà delle donne poteva aspirare ad un’indipendenza economica e comunque le occupate erano inserite nel mondo del lavoro con modalità meno retribuite e tutelate: un terzo delle donne era in part time ed il 17% lavorava a tempo determinato.
La percentuale di donne che ha perso il lavoro durante il lockdown è stata il doppio rispetto a quella dei maschi perché già prima il loro lavoro era meno tutelato. I dati più significativi riguardano il secondo e terzo trimestre del 2020, con un calo che ha colpito principalmente i servizi domestici, gli alberghi, la ristorazione e il commercio. Su un numero assoluto di 101 mila persone occupate in meno nel dicembre 2020, 99 mila sono donne.
Non possiamo limitarci a dare la colpa solo alla pandemia: la situazione occupazionale delle donne era già molto precaria anche prima e l’emergenza sanitaria ha semplicemente incrementato il divario di genere preesistente.
Anche nel pinerolese si registrato analoghe criticità. Le misura di contenimento della pandemia non sono state sufficienti a contrastare adeguatamente la perdita occupazionale femminile perché:
Le donne sono le più precarie.
Le donne hanno più spesso un contratto a termine.
Le donne sono le più precarie tra gli indipendenti.
Le donne lavorano nei settori più colpiti dalla crisi.
Le donne che hanno perso il lavoro hanno meno probabilità di ritrovarlo Le donne beneficiano meno della cassa integrazione.
Se ne parlerà il 4 giugno, alle ore 18, con Azzurra Rinaldi (Direttrice della School of Gender Economics dell’Università Unitelma Sapienza) Maria Teresa Cianciotta (UIL), Cristina Maccari (CISL), Elena Petrosino (CGIL).
Silvia Lorenzino
Fonti: Istat, Rilevazione sulle forze di lavoro; Eurostat, database (labour force survey)




