WEB TV & Comunicazione

Drink Shop

Web Tv & Comunicazione

Quesiti e risposte da parte del M5S sul Turk e osservazioni di Italia Nostra

TURCK 3Sulla questione Turk il M5S pubblica un articolato documento che dà risposte ad una serie di quesiti che si sono posti.
Sul probabile sblocco della quarantennale vicenda dell’area così detta “Turck” abbiamo osservato un notevole interesse pari soltanto alla confusione che si è generata (talvolta con informazioni errate fatte circolare ad arte).
Sono entrambi fisiologici: l’interesse per un’area così vasta e centrale in città e la confusione per un’operazione urbanistica complessa.
Proviamo a fugare i dubbi e soddisfare l’interesse, nell’intento di essere i più trasparenti possibile e spiegare le ragioni che stanno alla base delle scelte fatte.
Scelte fatte dalla passata Amministrazione, ragione per cui ci prendiamo la relativa responsabilità.
Il metodo è quello delle FAQ, per un esame a più ampio respiro e tecnicamente più preciso rimandiamo alle prossime comunicazioni istituzionali dell’Amministrazione.
Perché non ristrutturate il merlettificio realizzando un parcheggio, uffici pubblici, un museo?
La proprietà dell’area è totalmente privata.
State consentendo una speculazione edilizia.
La speculazione edilizia avviene quando il privato acquista un terreno non edificabile che, grazie ad intervento pubblico, diventa edificabile. Con relativo (ed alto) guadagno patrimoniale. L’area in questione è edificabile dagli anni 90.
Abbiamo bisogno di nuovi alloggi?
Le vecchie amministrazioni ritenevano di sì: il Piano Regolatore era dimensionato per 50.000 abitanti. La precedente Amministrazione Salvai ha invece ridotto la possibilità di costruire alle sole aree compromesse preservando quelle verdi.
Allora come mai si costruisce così tanto “al Turck”?
Se è vero che un’amministrazione comunale può “cambiare idea” rendendo inedificabile ciò che prima lo era, è altrettanto vero che questo lo deve fare PRIMA che il proprietario del terreno avvii i lavori (scavo, costruzione) o anche solo l’iter burocratico (presentazione domanda, progetti, autorizzazioni). L’iter urbanistico per quest’area è avviato da molti anni. L’avvio dei lavori consente comunque di sbloccare una situazione divenuta ormai insostenibile.
Ma cosa ha ottenuto l’amm.ne Salvai per la città?
L’amm.ne Salvai, partendo dal fatto che il “vecchio” Piano Regolatore non poneva alcun limite, ha ottenuto:
  • Riduzione del numero di piani delle costruzioni da 13 a 9
  • parco pubblico di 21.000 mq
  • piste ciclabile fronte Lemina
  • salvaguardia delle piante ad alto fusto esistenti
  • ristrutturazione del follone, ossia l’unico edificio di valore storico
  • rimozione degli edifici abbandonati e degradati
  • un parcheggio sterrato (non distante dall’area del mercato)
  • modulazione della costruzione in fasi
Gli abitanti che vi si insedieranno sono troppi.
La modulazione delle fasi diluite nel tempo consente di far “digerire” al mercato immobiliare le nuove abitazioni.
La terza ed ultima fase infine, quella prossima al torrente Lemina, necessita di opere di regimentazione delle acque così importanti che solo una reale richiesta di mercato le renderà commercialmente realizzabili.
Le opere pubbliche verranno dimenticate a costruzione palazzi avvenuta.
La fase zero prevede che PRIMA dello scavo per la costruzione di nuovi edifici, sia fatta pulizia dell’intera area, realizzazione del parcheggio e del parco con relative piste ciclabili. Dopo si avvierà la fase 1 che vedrà in contemporanea la ristrutturazione del follone.
Vi sarà consumo di suolo e di verde.
Questa affermazione è sbagliata: l’intera area è post industriale con presenze di vecchi fabbricati che vengono abbattuti e su cui si ricostruisce. Il fatto che dall’alto si veda una grande area verde non significa che sotto ai rovi non ci siano vecchi edifici impearmibilizzanti. Gli alberi ad alto fusto esistenti verranno preservati.
Ci saranno problemi di viabilità.
Questo è vero e per risolverli si è stabilito di:
1) realizzare una nuova via che collega C.so Piave a Via Toscanini. Verrà realizzata quando si conoscerà il futuro dell’adiacente ferrovia: se questa verrà dismessa si potrà tralasciare la fascia di rispetto evitando di espropriare ulteriori aree ai privati;
2) proseguire c.so Piave in linea retta fino alla congiunzione di Via Vigone all’altezza del PL (previo trasloco ACEA).
State distruggendo la testimonianza di un pezzo di storia di Pinerolo.
In realtà chi la sta distruggendo è il totale abbandono ed i ripetuti incendi. Se è vero che una parte del fabbricato verrà abbattuta, la parte più significativa ed importante verrà ristrutturata e preservata dal crollo a cui un perdurante stallo la condannerebbe.
Perché non lasciare tutto così ed aspettare in futuro di rivalutare la questione?
Intanto l’iniziativa è privata, ciò che ha fatto l’amministrazione è adeguare i legittimi interessi del privato ad un quadro più ampio di interesse della collettività.
Poi quell’area è interessata da un forte degrado sociale con ripetuti incendi pericolosi per le persone che vi abitano abusivamente. Infine una così vasta area del tutto abbandonata e degradata non è un bel biglietto da visita per una città come Pinerolo.
Dove andranno le persone che vivono in quell’edificio?
E’ precisa volontà dell’amministrazione potenziare l’accoglienza notturna, mentre quella diurna è perfettamente funzionante grazie al Posto Giusto.
Siete soddisfatti di quanto ottenuto?
Siamo soddisfatti del fatto che finalmente si sblocca una situazione ferma da troppo tempo, anche se avremmo preferito un maggior taglio di cubatura/abitanti e, se vivessimo in un mondo perfetto, il riutilizzo dell’intero fabbricato destinato a fini pubblici, ristrutturato e proficuamente utilizzato.
M5S Pinerolo
Sulla questione prende posizione Italia nostra

Come sezione locale dell’associazione nazionale Italia Nostra abbiamo esaminato la documentazione avente per oggetto l’“Area del Piano Regolatore Generale comunale denominata RU 5.1 sub area A – Piano Esecutivo Convenzionato” pubblicata sul sito istituzionale della città di Pinerolo ed ora nella fase di acquisizione di eventuali osservazioni.

Pur apprezzando lo sforzo intrapreso da parte dell’Amministrazione Comunale, in questi anni di confronto tra le numerose parti private ed istituzionali coinvolte, nella costruzione di un progetto, che consenta la riqualificazione dell’ambito, lasciato in stato di abbandono da troppi anni da parte dei proprietari privati e l’inserimento nelle previsioni progettuali di alcune delle suggestioni emerse nel corso dei lavori del concorso di idee “Lyda Turck Città d’opera e d’acqua” organizzato da Italia Nostra con l’Ordine degli Architetti di Torino, nel 2015 grazie al generoso sostegno economico della famiglia Turck – Mattucci.

Premesso che:

- l’accoglimento del PEC chiude un’annosa disputa che ha come questione dialettica principale la conservazione o meno dell’elemento architettonico e storico documentale più significativo che insiste sull’area, il quale, per le sue caratteristiche, è tra i più connotanti dell’intero paesaggio urbano pinerolese e che, a livello storico, riveste un’importanza notevolissima: il cosiddetto Follone od ex merlettificio Türck;

- l’edificio, di origini basso medievali, è considerato il più antico opificio di panno lana insediato in Piemonte, mentre gli ampliamenti settecenteschi lo hanno reso il primo lanificio modernamente inteso dello stato sabaudo; il completamento volumetrico progettato nel 1828 ha dato infatti all’edificio la forma attuale, ancora sostanzialmente integra salvo una porzione arsa da un incendio occorsogli nel 2013.

Non possiamo non rilevare che:

1) l’edificio dell’ex merlettificio Turck sarà forse completamente abbattutto (l’ipotesi non è esplicitamente esclusa), per poi essere ricostruito parzialmente con il mantenimento di una sola porzione della volumetria originale e di una quinta muraria lungo il corso del canale Moirano. L’edificio oggetto di ricostruzione risulterebbe inoltre modificato ( in particolar modo per il fronte sul parco e per le coperture ) restituendo un oggetto diverso da quello originale, con il quale manterrebbe una mera relazione simbolica, in ogni caso alquanto discutibile e totalmente priva di valore documentale, storico e scientifico.

La stessa soluzione della quinta muraria lungo il canale, già contenuta in vecchi progetti ed ora ripresa, appare inoltre alquanto singolare.

2) non si è voluto in alcun modo affrontare il tema della riduzione delle capacità edificatorie attribuite all’ambito dal Piano regolatore vigente del 1998

che riconoscono all’intera area 795 nuovi abitanti teoricamente insediabili ( gli stessi quindi previsti da 23 anni ). Capacità edificatorie figlie di una stagione architettonica e costruttiva ormai obsoleta ( il nuovo quartiere densamente edificato ed abitato ), che appartiene al passato e che sembrerebbe non aver compreso nulla dall’evento pandemico, replicando soluzioni abitative tutt’altro che originali. La soluzione adottata, al fine di ridurre la superficie impermeabilizzata ed il consumo di suolo conseguente alle nuove costruzioni residenziali, è stata quella ( d’altronde è esplicitamente dichiarato ) di concentrare le stesse prevedendo un complesso di nuovi condomini di cui due “case alte”, totalmente estranee allo sky line della città di Pinerolo, con un grave danno paesaggistico per l’intera Comunità. Non si individua inoltre nella documentazione un riferimento esplicito a quella che sarà l’altezza massima dei nuovi edifici, dovendo in questo modo assumere come veritiere, le informazioni dichiarate verbalmente, che le stesse due costruzioni più elevate non supereranno i nove piani, ponendosi quindi, con l’esclusione del “grattacielo” come gli edifici residenziali piùalti di Pinerolo.

3) le previsioni viabili contenute nel progetto non affrontano realisticamente il nodo dell’incremento significativo di traffico sul corso Piave indotto dalle nuove residenze, se non con l’ipotesi del tutto indeterminata nella sua reale concretizzazione e nella tempistica della stessa di un ponte viabile sul torrente Lemina con il quale consentire il collegamento tra la nuova via Moirano ed il prolungamento di via Toscanini in parallelo al sedime della linea ferroviaria Pinerolo – Torre Pellice. Sino a che non sarà realizzato il ponte, i cui oneri parrebbero ricadere interamente sulla Comunità pinerolese e non sui soggetti attuatori il progetto, si determinerà un incremento significativo del transito automobilistico privato sul corso Piave e sulle vie immediatamente limitrofe. Non appare, infatti, in alcun modo convincente la soluzione proposta di subordinare la costruzione dell’ultimo lotto (di tre) di edifici ad uso residenziali alla realizzazione del ponte in quanto rimane comunque assente una qualsiasi soluzione viabile che alleggerisca il nuovo traffico viabile indotto su corso Piave e sulle vie limitrofe dalla costruzione dei primi due lotti di nuove residenze.

Pur nonostante che queste osservazioni, chiaramente di carattere generale, portano ad una non condivisione del progetto, si vogliono depositare le ulteriori osservazioni che seguono di carattere puntuale, tese al miglioramento del progetto stesso.

Radar degli eventi

Non ci sono eventi imminenti

Chiudi
Please support the site
By clicking any of these buttons you help our site to get better

Versione mobile