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La chiesa valdese è in stabile decrescita ma raccoglie consensi anche fra i non valdesi

OLYMPUS DIGITAL CAMERA“La ricerca RI.SO.R.S.E., che è stata presentata  al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, rappresenta principalmente una grande avventura, un viaggio nel quale il gruppo di esperti che ha raccolto le rilevazioni ha avuto la possibilità di visitare le nostre chiese e conoscere il loro lavoro su tutto il territorio italiano”. Così si è espresso il politologo Paolo Naso durante la conferenza stampa odierna al Sinodo delle chiese metodiste e valdesi.

La ricerca RI.SO.R.S.E. (Rilevazione Sociologica sulle Risorse e Statistiche Ecclesiastiche), curata da un gruppo di lavoro tecnico costituitosi attorno al Centro Studi Confronti, ha presentato dati interessanti, tra luci ed ombre, per comprendere più a fondo lo stato di salute delle chiese metodiste e valdesi. Un approccio quantitativo e qualitativo, con l’utilizzo di focus group e comunità campione che, come lo stesso Naso ha riferito, ha restituito l’immagine di una chiesa in trasformazione. I dati in questione mostrano una chiesa in “stabile decrescita”, con evidenti fragilità interne, ma anche con una riconosciuta visibilità esterna, capace di esprimersi su questioni pubbliche.

Tra i dati essenziali della ricerca c’è quello della partecipazione ai culto domenicali che riguarda mediamente il 27% di valdesi e metodisti: circa 5000 partecipanti in una domenica ideale, dei quali il 25% è rappresentato da persone che non sono membri di chiesa; tra questi ultimi il 5% entra in una chiesa valdese o metodista per la prima volta. Altro fenomeno degno di nota registrato negli ultimi 5 anni è quello relativo alla percentuale di nuovi membri ammessi, che è pari al 7%; di questi solo il 2% non proviene da meccanismi interni.

La pastora della chiesa valdese di Milano, Daniela Di Carlo, ha raccontato l’esperienza della sua chiesa e i nuovi ingressi di “adulti che decidono di vivere la propria spiritualità non in solitudine, ma accanto a persone che vogliono lavorare con un orizzonte di trasformazione e di costruzione di un mondo più giusto. Questi nuovi ingressi provocano dei cambiamenti interessanti, e l’assunzione di  maggiori responsabilità e maggiore attivismo delle nostre chiese”.

“La formula della ‘stabile decrescita’ – dal 1985 al 2016 le chiese metodiste e valdesi hanno perso poco più di 5000 membri, pari al 24% della popolazione evangelica del 1985 – suggerisce tre tipi di reazione da parte delle nostre chiese – ha detto Paolo Naso -: una forma di realismo che accetta il ridimensionamento; una resistenza, determinata dalla passione e della volontà conservativa; il movimentismo, che riconosce le difficoltà ma cerca di mettere in campo dinamiche e strategie nuove che trasformano la chiesa e che potrebbero anche rafforzarci”.

L’aumento dei ‘simpatizzanti’, che si evidenzia soprattutto nelle firme 8 per mille, dove a fronte di circa 22.000 metodisti e valdesi, si raggiungono mediamente 600.000 firme, è “un punto di forza e riconoscibilità del brand valdese – ha sottolineato Naso – ma anche se la minoranza valdese viene percepita come una comunità molto viva sui temi sociali, spesso non corrisponde un uguale interesse per la sua dimensione spirituale e religiosa”.

Sullo stesso tema la pastora Di Carlo ha evidenziato che nella sua esperienza “malgrado l’approccio alla chiesa non sia sempre spirituale ma spesso dettato da un bisogno di lavoro sociale, è altresì vero che per alcuni c’è stata una trasformazione che ha portato a coniugare la parola attiva sul lavoro sociale alla parola dell’evangelo”.

Concludendo l’incontro i due ospiti hanno ragionato sul fenomeno della secolarizzazione che “è vero ma parziale, e rischia di essere usato come un placebo” ha detto Naso. “Oggi si parla molto di religione e spiritualità  e siamo di fronte ad un consumo di pratiche che coniugano religione e ricerca di senso. Il mercato religioso è quindi molto ricco. Dobbiamo quindi essere capaci di riflettere su questo fenomeno”.

 

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