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Con le premiazioni si sono spenti i riflettori sul Torino Film Festival

logo-tffSono stati assegnati i premi del Torino Film Festival edizione 2017. Quello del miglior film è andato a Al TishkechiI Oti / Don’t Forget Mer di Ram Nehari: una ragazza anoressica e un suonatore di tuba fuori di testa si incontrano e si amano a modo loro, tra reparti psichiatrici e centri di riabilitazione alimentare. Uno spaccato di vite al margine, in bilico tra dramma e commedia. Premio per la miglior attrice ex equo alla protagonista Moon Shavit e a Emilt Beecham, protagonista costei del film inglese Daphe di Peter Mackie Burns, che parla di una giovane donna che vive a Londra, in crisi perché la madre è affetta da una malattia mortale, ma anche perchè non riesce a trovare una stabilità interiore ed una relazione soddisfacente. Così si barcamena tra una vita sessuale disinibita e il ricorso ad alcolici e stupefacenti. A spezzare ancor di più il suo fragile equilibrio ci si mette anche una rapina, con tanto di accoltellamento della malcapitata vittima, della quale la protagonista è tragica testimone. Premio per il miglior attore, poi, a Nitai Gvritz, protagonista del film vincitore del concorso. Il premio per la miglior sceneggiatura va a Kiss And Cry di Chloé Mahieu e Lila Pinell, opera prima di due documentariste che parla dei sogni e delle ambizioni di un gruppo di pattinatrici su ghiaccio adolescenti, dominate da un allenatore sadico. Il premio menzione speciale della giuria va, ex equo, a Kiss And Cry e al film italiano Lorello e Brunello, regia di Iacopo Quadri, che parla di due fratelli occupati dell’azienda agricola di famiglia in Toscana. Pellicola sull’importanza del lavoro e sulla filosofia di vita che sovrintende ad un’occupazione del tutto avulsa dalla new ecomomy. Il premio del pubblico, invece, è andato a quel A Voix Aute / Speak Up del quale abbiamo già detto nei giorni scorsi, documentario che ha impressionato molto favorevolmente anche noi.

Fuori concorso, invece, Game Of Death di Stephanie Landry e Larence Morace-Lagace: un gioco da tavolo ha un’unica regola, se non uccidi qualcuno entro 20 minuti esplode la testa di uno dei partecipanti (fino a quando non si contano 24 vittime). Un gruppo di adolescenti, increduli, accetta di giocare, ma scopriranno loro malgrado che è tutto vero. Qualche buona trovata gode ed un ritmo incalzante, ma le buone notizie finiscono lì perché il sangue sembra un po’ fine a se stesso e, nel complesso, il film sa di già visto.

Invece, una menzione va a Grace Jones: Bloodlightr And Bami per la regia di Sophie Fennes che, nell’arco di cinque anni, ha catturato interviste, concerti e spaccati di vita di una vera istituzione musicale, icona prima della disco dance (ma anche alla corte di Andy Wahrol) e poi protagonista della scena electro-pop (contaminata con la new wave), negli anni della Island Records. Ancora oggi, quasi settantenne, più in forma che mai, Grace giganteggia, ma si scoprono anche sfaccettature intime ed inedite della sua personalità. Molto bello, imperdibile poi per i fan della “pantera nera” giamaicana.

Nel complesso un’altra edizione del Torino Film Festival molto ben riuscita, con qualche nome di punta in meno per il taglio del budget e delle sponsorizzazioni e soprattutto senza il multisala Lux, incluso invece nelle ultime edizioni. Speriamo, per il futuro, che gli sponsor, specie quelli pubblici, tornino ad investire su un evento che non è solo di qualità, ma che è in grado di richiamare a Torino e in provincia moltissimi spettatori, con un effetto assai positivo sul settore turistico. E speriamo che ciò avvenga sin dalla prossima edizione. Arrivederci, quindi, al 2018.

Vi.De.

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