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Buona domenica a chi alla Pmt continua a battersi per il diritto al lavoro

Il presidio dei lavoratori della Pmt

Il presidio dei lavoratori della Pmt

9-04-2017- 08:00 –  Con una pagina dedicata alla Pmt siamo al 19° appuntamento con la  rubrica che, prendendo le distanze dai ritmi frenetici che il web impone, va alla ricerca  di  notizie, per approfondirle o riflettere su quanto è accaduto. E visto che è una giornata di festa, cercheremo di dare solo belle notizie o almeno di vedere il bicchiere mezzo pieno, raccontandone quindi l’aspetto migliore: buona lettura.

C’è una linea ben marcata che separa chi entra in fabbrica per lavorare e chi rimane fuori. Ogni medaglia ha il suo rovescio e  in quella della Pmt ci sono 75 famiglie che rimarranno senza reddito. La nuova proprietaria, la Papcel, ha siglato l’accordo che prevede l’assunzione solo per 72 dipendenti. Poi si vedrà. Ed eccoci davanti ad una notizia che è buona solo a metà. E non ci sono parole per mitigare le preoccupazioni di chi dal 31 gennaio ha visto dissolversi il posto di lavoro.

Ma l’altro lato della medaglia racconta di speranze, di lavoro, di futuro.  A maggio i cancelli si riapriranno, la Pmt non è morta come recitava quello striscione appeso al cancello, l’ultima sera di gennaio, quando la rabbia, le preoccupazioni avevano preso il sopravvento. Fra le mura dell’antica fabbrica, con i mattoni verniciati di verde, un tempo orgoglio per chi ci lavorava, oggi è racchiuso un grande patrimonio, si chiama esperienza, professionalità, precisione, passione per il lavoro. Quattro pilastri sui quali si è sviluppata la Beloit prima e la Pmt dopo. Ebbene, proprio da qui ripartirà il futuro della nuova Pmt, non cambierà nome, perché questo è  un marchio di garanzia.

Le lotte sindacali

Ma quelle mura custodiscono degli altri valori, sono quelli che riportano alle lontane lotte sindacali, alle battaglie combattute dai lavoratori per far valere i loro diritti. Gente tosta che per giorni e notti aveva occupato la fabbrica. Gente che non mollava. Gli uomini dentro le mogli fuori che portavano una sacca con il pranzo e una camicia pulita. E rileggendo una pagina di storia, tratta da “La Beloit ha 40 anni” riaffiora alla memoria che qui si è sempre lottato: “Il 29/12/64 vengono richiesti altri 300 licenziamenti e parte lo sciopero. Il 7 gennaio ’65 c’è l’occupazione della Beloit (all’inizio è presente anche l’Alabi). Il 16 gennaio la fabbrica viene sgomberata dalla polizia. I licenziamenti vengono ridotti a 123, più alcune dimissioni volontarie e varie sospensioni a 0 ore. Nel luglio ’66 160 sospensioni a 0 ore verranno poi trasformate in licenziamento, alcuni lavoratori sospesi verranno reintegrati. Dopo l’occupazione torna apparentemente la calma, non si aderisce agli scioperi nazionali metalmeccanici del ’66. Ma sta crescendo lo scontento verso l’Alabi, con astensione e schede bianche alle elezioni interne”. E poi ancora un ricordo durante una manifestazione di protesta, nella quale gli operai avevano deciso di abbandonare lo stabilimento, la direzione aveva ordinato alla portineria di chiudere quasi tutto il cancello, lasciando solo un piccolo passaggio affinché gli operai uscissero uno alla volta, lentamente e sotto lo sguardo del capo del personale.

I diritti torneranno a vedere la luce

Storie del passato che si ricollegano con quelle del presente, quelle che raccontano di un corteo che ha sfilato per le vie di Pinerolo, di viaggi della speranza a Roma al Ministero, di un presidio che è sorto l’indomani della chiusura. Ma anche di pinerolesi che passando lì davanti si sono fermati per portare una parola di conforto. Anzi di più, un segno tangibile di solidarietà nei confronti di tutti i lavoratori che si battono, prima ancora che per un posto di lavoro, per vedere riconosciuti i diritti che una legge miope ha cancellato.

 

Buona domenica

 

Antonio Giaimo

 

Per segnalare delle storie per la rubrica “Buona domenica” scrivere a redazione@comeedove.it

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