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Approda alla Corte costituzionale la soppressione del tribunale di Pinerolo

tribunale-pinerolo22-09-2015- 19:30- Oggi in Corte costituzionale si è tenuta l’udienza pubblica di discussione della causa riguardante una questione di legittimità costituzionale relativa alla riforma della geografia giudiziaria, che ha comportato la soppressione del Tribunale di Pinerolo.
L’eccezione era stata  sollevata dall’avvocato Monica Bernardoni in un processo penale fissato avanti il Tribunale di Torino a seguito dell’accorpamento del Tribunale di Pinerolo a quello metropolitano.
Il Giudice del Tribunale di Torino Dr. Alberto Giannone aveva accolto l’eccezione è quindi con ordinanza ampiamente motivata aveva rimesso la problematica al Giudice delle leggi.

Nel giudizio costituzionale la parte si è costituita oltre l’avvocato Bernardoni anche la collega  Mariella Vagnozzi. È’ intervenuto anche l’Ordine degli Avvocati di Pinerolo con l’avv. Merlo; sono intervenuti anche  gli Ordini di Alba, Acqui Terme e Lucera.
L’intervento è stato ammesso unicamente per l’Ordine degli avvocati di Pinerolo.

La questione riguarda due profili
1) il mancato passaggio della legge delega, che ha portato alla riforma, in Commissione referente secondo il dettato dell’art.72 Cost.
2) la mancata correlazione funzionale tra la norma di delega prevista nella legge di conversione del decreto legge 138 2011 ed il decreto stesso, come previsto dall’art. 77 Cost.
Il tutto con utilizzo da parte del Governo della tecnica del maxi emendamento interamente sostitutivo con apposizione della fiducia.
In pratica- dice l’avvocato Bernardoni-  la tecnica legislativa utilizzata strozza completamente ogni discussione parlamentare impedendo il normale e democratico confronto parlamentare tra maggioranza e minoranza, con scippo da parte del Governo della funzione legislativa che sta in capo al Parlamento, stante la vigenza del noto principio di divisione tra poteri dello stato.
Il meccanismo utilizzato dal Governo ha comportato una sovrapposizione tra delegante e delegato ovvero tra controllore e controllato. Insomma il Governo si è di fatto auto conferito il potere di legiferare, ponendo egli stesso i limiti della propria azione, mentre avrebbe dovuto tratteggiarli in Parlamento”.

Ora la parola passa alla Corte costituzionale che ha trattenuto la causa per la decisione al fine di verificare se la tecnica utilizzata sia rispettosa della nostra Costituzione o meno e se le attuali prospettazioni siano difformi dalle precedenti e non siano mere riproposizioni
Potrebbe anche intervenire a breve la decisione, magari con la pubblicazione di un comunicato stampa da parte della Consulta (come avvenne in passato) per la motivazione ci vorrà più tempo.

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