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Agricoltori e residenti prendono posizione contro Cia e Kastamonu

KASTAMONU_NOTTE WEBHanno le idee chiare sia gli agricoltori sia i residenti dei Comuni di Roletto, Frossasco e Cantalupa che hanno preso posizione contro l’insediamento di aziende pericolose per la salute. Seguono strategie diverse ma l’obiettivo è uguale. A Roletto si sta firmando una petizione che chiede l’accertamento della responsabilità e dei rischi per l’ambiente causati dall’incendio della Cia avvenuto l’11 giugno e la revoca dei permessi relativi all’attività produttiva che si è rivelata pericolosa, mentre negli altri Comuni della Val Noce gli agricoltori hanno scritto una lettera aperta inviata ai sindaci e ai giornali per il problema legato all’inceneritore che vuole installare la Kastamonu.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente i due comunicati inviati in redazione.

 Comunicato stampa VIVERE FROSSASCO 2021-07-12 – Aggiornamento Kastamonu

Nei giorni scorsi si sono aggiunti importanti chiarimenti relativamente alla possibilità di riapertura dello stabilimento ex Trombini di Frossasco passato alla Kastamonu nel 2017 e che l’azienda vorrebbe riattivare e ampliare raddoppiando la capacità di recupero di rifiuti legnosi (si arriverebbe a 400.000 tonnellate annue), costruendo nuovi capannoni per 20.000 mq e installando un secondo impianto di coincenerimento di rifiuti legnosi.
A seguito di una interrogazione del Consigliere Magliano in sede di Consiglio della Città Metropolitana di Torino il servizio competente della CMT stessa (DIPARTIMENTO AMBIENTE E VIGILANZA AMBIENTALE
Valutazioni Ambientali – Nucleo AIA), in una circostanziata risposta scritta reperibile sul sito della Città Metropolitana, ha dichiarato che:
– “L’intervento, ai fini normativi, si prefigura come “nuova installazione” in quanto il precedente Gestore non aveva concluso l’iter di Autorizzazione Integrata Ambientale, avviato nel 2014 e concluso in data 19 maggio 2015 con la definitiva cessazione delle attività dello stabilimento.” Come tale (nuova installazione e non come “riattivazione e ampliamento”) dovrà quindi essere trattato nella Valutazione di Impatto Ambientale. Gli impianti di trattamento e recupero di rifiuti, in base alla normativa (PROGRAMMA PROVINCIALE GESTIONE RIFIUTI – PPGR della CITTÀ METROPOLITANA DI TORINO – 2006) non possono essere installati in aree come quella del Bivio di Frossasco, a causa della presenza del centro abitato adiacente e di numerose aziende agricole nelle immediate vicinanze.
– L’impianto di combustione proposto nel progetto in aggiunta a quello esistente è un coinceneritore di rifiuti, sgombrando i dubbi relativi a definizioni diverse e inappropriate spesso ricorrenti, quale “centrale a biomasse” o altro ( “…l’impianto denominato “Energy plant” realizza la valorizzazione energetica della frazione legnosa fine del processo e, dal momento che la combustione riguarda la frazione rifiuto, è soggetto al rispetto delle specifiche norme dettate dal testo unico ambientale in materia di gestione e controllo degli impianti di co-incenerimento …”)
Rileviamo che per la realizzazione di quanto prospettato dall’azienda il comune di Frossasco dovrebbe approvare una significativa variante del PRGC poiché nell’area di proprietà non sussiste la possibilità di ampliamento richiesta ed inoltre una parte dell’area proposta per l’edificazione è destinata a servizi.
Inoltre nel vigente Piano Regolatore Comunale di Frossasco (Norme Tecniche di Attuazione, art 26, comma 2ter punto 5) per le aree ad uso produttivo come quelle oggetto della proposta è previsto un esplicito divieto:
“ 5. Su tutte le aree a destinazione produttiva è fatto espresso divieto di porre in opera impianti di termogenerazione, inceneritori, termovalorizzatori o quant’altro di simile”.
Anche questo punto dovrebbe essere esplicitamente cancellato dal PRGC.
Ricordiamo l’impatto ambientale della realizzazione di quell’impianto funzionante a ciclo continuo (tutti i giorni 24 ore su 24) in un’area fittamente abitata e con colture e allevamenti di pregio.
Oltre alle emissioni in atmosfera (l’emissione totale da tutti i camini ammonterebbe a circa 20 milioni di metri cubi al giorno, cioè un volume pari a 1 km x 1 km per uno spessore di 20 m) e all’inevitabile rumore arriverebbero ogni anno 400.000 tonnellate di rifiuti di legno da raccolta differenziata e da demolizioni, dall’Italia e dall’estero, con un traffico totale previsto di circa 110 tir al giorno. Infine c’è la possibilità, tutt’altro che remota visto che si sta verificando nell’impianto Kastamonu di Codigoro in Romagna (annuncio dell’azienda di pochi mesi fa), che in un secondo tempo venga trasferita a Frossasco anche la produzione di colle, resine e di formaldeide da metanolo, oggi praticata nello stabilimento classificato a rischio rilevante (“legge Seveso”) di Luserna San Giovanni.
Tutto ciò avverrebbe in Val Noce, nel Pinerolese, dove la vocazione del territorio e le conseguenti scelte amministrative sembrerebbero portare ben lontano dall’industria pesante. C’è la promessa di un certo numero di posti di lavoro, ma senza nessun riscontro scritto.
In questi giorni si sta discutendo dell’installazione di un grande magazzino di smistamento di Amazon a Orbassano. Occuperebbe 140.000 mq di campagna, in palese contrasto con le direttive per la salvaguardia del terreno agricolo: il contrasto è effettivo e sostanziale, ma evidentemente aggirabile dal punto di vista formale. A Frossasco, ad appena 20 km di distanza, ci sono 165.000 mq di zona industriale già compromessa e per la quale esiste un contrasto sostanziale e anche formale con la proposta di installazione di un grande impianto di recupero rifiuti. Le due situazioni potrebbero essere considerate complementari se ci si trovasse in un territorio governato con seri criteri di programmazione.
In tale contesto non vorremmo che in Val Noce l’innegabile contrasto evidenziato venisse in qualche modo bypassato. Cui prodest ?
Daniele Castellino – VIVERE FROSSASCO
Frossasco 12/07/2021

 

GLI AGRICOLTORI DELLA VAL NOCE DICONO BASTA AI PERICOLI PER
L’AMBIENTE!

Lo scorso 10 luglio a Roletto si è svolto un incontro informativo sulle emergenze ambientali della
Val Noce: si sono dati appuntamento una sessantina di agricoltori, allevatori e apicoltori del
territorio. Per tale occasione è stata redatta e firmata una lettera aperta per esprimere dubbi e
perplessità degli addetti del settore sulla riapertura di due stabilimenti industriali della zona
interessati da gravi incidenti: marzo-aprile 2019 incendio Kastamonu; giugno 2021 incendio Cia. Si
è, inoltre, riflettuto sul futuro della Val Noce, la sua vocazione e la sua valorizzazione.
In riunione sono intervenuti Massimiliano Motta (biotecnologo veterinario) e Franco Maina
(allevatore del carmagnolese). Motta ha illustrato i possibili effetti di un inceneritore sull’ambiente
circostante e le dinamiche degli inquinanti. Maina ha raccontato la sua lotta (poi vinta), vissuta
insieme ad altri coltivatori, per impedire lo scavo di una discarica che avrebbe contaminato le falde
acquifere delle campagne.
I promotori dell’incontro hanno espresso con chiarezza le loro intenzioni: «Si cercherà di fare
sinergia (siamo la maggioranza delle aziende presenti sul territorio) anche con numerosi altri
imprenditori che hanno espresso la volontà di firmare la lettera e di contattarci; la saggezza
contadina deve prevalere sul falso progresso, dobbiamo cercare insieme un dialogo costruttivo con
tutte le amministrazioni locali per intraprendere un percorso comune. Si può fare molto per non
ritrovarci a subire ulteriori pesanti conseguenze e rischi, dovuti ad industrie pericolose e inquinanti.
Siamo ancora in tempo, prima che sia troppo tardi chiediamo ad ognuno di conoscere la situazione
e il nostro punto di vista. Sono ancora troppe le persone che non conoscono la pericolosità degli
avvenimenti recenti, ed i rischi per il futuro (anche per le prossime generazioni)».
I firmatari della lettera si augurano che le scelte politiche incentivino ambiti come agricoltura,
artigianato e benessere, la risposta per la ripresa economica italiana in generale.
Perché una lettera aperta e non una petizione?
Allevatori e agricoltori hanno scelto questa modalità di far sentire la loro voce, convinti che «troppe
volte i “canali ufficiali” rendono complicato il confronto, e a causa di errori formali nella raccolta
delle firme delle petizioni vengono respinte o ignorate dalle amministrazioni comunali lamentele
importanti da parte dei cittadini. Si tratta spesso della volontà di centinaia di persone, che
rappresentano a loro volta le proprie intere famiglie, che viene considerata “carta straccia” da chi ci
rappresenta. Non escludiamo di procedere ad esternare ogni lecito dubbio su “Kastamonu”, “Cia”
ed altre questioni anche attraverso petizioni “in regola”, ufficiali, auspichiamo, però, una politica (ed
uno stile di vita) a misura della persona».

La raccolta delle adesioni continua ed è possibile per tutti intervenire anche on line e inviare mail a
valnoceambienteagricoltura@gmail.com

 

 

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