Prali, alpinisti travolti da una placca di neve: primo intervento della stagione delle unità cinofile da valanga

 
Foto di repertorio

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Cani da valanga operativi h24: una nuova stagione di sicurezza in montagna

Con l’inizio dell’inverno le Unità Cinofile da Valanga del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese entrano in servizio continuativo nelle basi di Cuneo-Levaldigi, Torino e Borgosesia. Una presenza ormai stabile, ma sempre centrale: cane e conduttore sono pronti ogni giorno a intervenire accanto agli equipaggi dell’elisoccorso in caso di incidenti da valanga.

Questi cani, addestrati per anni, hanno una caratteristica unica: riescono a individuare persone sepolte sotto la neve anche quando sprovviste di Artva, il dispositivo elettronico obbligatorio per chi frequenta aree innevate fuori pista. Nonostante la loro efficacia, la prima linea di difesa resta l’autosoccorso dei compagni di gita: le ricerche mostrano che le probabilità di sopravvivenza crollano dopo i primi minuti dal travolgimento.

Ma il ruolo delle unità cinofile rimane determinante, soprattutto perché molti appassionati si avventurano ancora senza la necessaria attrezzatura di sicurezza, oppure in situazioni complesse che coinvolgono più persone o infrastrutture.


L’allarme a Prali: due alpinisti travolti da una placca di neve

È proprio in questo contesto che, poche ore dopo l’avvio ufficiale della stagione operativa, un’unità cinofila è stata chiamata a intervenire a Prali (TO). Erano da poco passate le 16 quando una coppia di alpinisti, impegnata nella salita del canale nord della Gran Guglia, ha chiamato il NUE 112: una placca di neve si era improvvisamente staccata, trascinandoli verso valle per oltre cento metri.

Pur non essendo stati sepolti, i due presentavano traumi importanti: uno con sospetta frattura e politrauma, l’altro con contusioni diffuse e ipotermia incipiente.


Il vento ostacola i soccorsi: soccorritori costretti a risalire a piedi

L’elisoccorso è decollato immediatamente con a bordo tecnico e unità cinofila, ma il forte vento in quota ha impedito l’avvicinamento alla zona dell’incidente. Il pilota è stato costretto a sbarcare i soccorritori 300 metri più in basso, costringendoli a risalire a piedi il tratto finale del canale.

Una seconda rotazione ha permesso di trasportare altri tre tecnici, che si sono uniti alla squadra già in movimento. Solo intorno alle 18.30 il gruppo è riuscito a raggiungere gli alpinisti, stabilizzandoli in attesa del recupero.


Recuperi notturni e una finestra meteo favorevole

Nel frattempo l’elicottero era rientrato alla base per riconfigurarsi al volo notturno, ripartendo poi con ulteriori squadre del Soccorso Alpino civile, un medico e personale del Sagf.

Una momentanea tregua del vento verso le 20 ha permesso di recuperare al verricello l’alpinista più grave, trasportato in ospedale, al Cto in codice giallo. Il secondo recupero è avvenuto alle 21.30, quando i soccorritori sono riusciti a condurre l’infortunato fino a Pian Littorio, dove l’elicottero ha potuto operare in sicurezza. L’uomo è stato ricoverato  anche lui al Cto in stato di ipotermia.


Un intervento che conferma l’importanza di preparazione, attrezzatura e prevenzione

La complessità dell’operazione di Prali conferma quanto la montagna invernale richieda attenzione, preparazione e rispetto delle regole di sicurezza. L’integrazione tra squadre di terra, elisoccorso e unità cinofile da valanga resta uno dei pilastri del sistema di soccorso piemontese, chiamato a intervenire in condizioni spesso estreme.

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