Il cordoglio della val Pellice per la morte dei fratelli Mattia e Daniele Boër travolti in Svezia da una slavina

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Bastano due belle foto a raccontare una storia di passione per la montagna e di amore per la famiglia. Sono quelle che Silvio  Boër, il papà di Mattia e Daniele, da ieri ha guardato più volte. Quelle che lui e sua moglie Maura hanno deciso che potevano meglio di tante altre ricordare gli attimi felici di una famiglia conosciuta in tutta la val Pellice.

Lui è un medico, lo è stato anche per la Valpe la squadra di hockey che in questa valle è molto più amata del calcio, suo figlio Mattia era dentista a Torre Pellice, l’altro Daniele, 45 anni,  abitava in Svizzera dove si era fatto apprezzare per la sua capacita di progettare abitazioni. Si è salvato solo Simone 40 anni che sotto la slavina ha cercato i corpi dei fratelli.

La cronaca della disgrazia è sulla bocca di tutti, è entrata in ogni casa della valle lasciando solo dolore. «Era una bella famiglia – commenta un vicino – molto unita e i ragazzi andavano da sempre in montagna» . Gli fa eco Paolo Pronello, il punto di riferimento per i tanti appassionati di mountain bike: «Il papà è sempre stato al loro fianco,  sia quando si trattava di andare in montagna con le bici o con gli sci  e anche quando avevano deciso di attraversare il Sahara con le moto».

Aggiunge: « Amavano lo sport, tutti gli sport come arrampicare per arrivare sulla vetta o lanciarsi con il parapendio. Ma erano sempre preparati, mai hanno affrontato la montagna  senza una corretta formazione: Mattia quando era alpino era diventato istruttore di roccia, Simone un campione dell’hockey, ora aveva seguito un corso per lanciarsi con il parapendio». Parla un padre con il cuore gonfio dal dolore, sono quelle due foto a lenire le ferite dell’anima e a chiudere un racconto che ha visto tutta la famiglia Boër felice.

A.G.

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