Il senatore Lucio Malan attacca: “Il Pd ha truffato Pinerolo sul tribunale”
22-01-2016-18:33- Il senatore Lucio Malan attacca: “Il Pd ha truffato Pinerolo sul tribunale”
Il senatore di Forza Italia, Lucio Malan, in seguito al dibattito al Senato sull’amministrazione della giustizia, ha dichiarato:
“Intervenendo per il gruppo Forza Italia – tra le altre cose – ho chiesto conto al ministro Orlando di come mai lui, eletto nel PD, non ha mosso un dito per attuare il programma con cui il suo partito si è presentato alle elezioni, nel quale c’era l’impegno esplicito ad annullare la chiusura di sei tribunali, il primo dei quali era proprio Pinerolo. Ho anche affermato che la riforma non ha portato alcun risparmio, tant’è vero che il ministro non ne ha parlato.
Il ministro ha avuto la faccia tosta di rispondere con la solita tiritera ‘non cavalchiamo la demagogia del piccolo e bello e della prossimità, perché è come per gli ospedali: avere un tribunale vicino non significa avere buona giustizia’. Insomma: Orlando ha chiamato ‘demagogia’ il programma del suo partito! Dunque, aver scritto quegli impegni precisi era una truffa premeditata! Lo sappiano tutti coloro che ci avevano sperato: sono stati truffati. Il ministro non ha neppure provato a trovare scuse di situazioni che sono cambiate rispetto al 2013 (cosa del resto non vera), ha detto chiaro che era demagogia. E non ha neppure provato a smentire ciò che ho detto sulla mancanza di alcun risparmio in merito. Ha solo provato a buttare la responsabilità sull’ex ministro Nitto Palma, che non c’entra, perché era giusto ridurre le sedi e la delega era scritta bene. Ma poi è stata attuata in modo grossolano e in contrasto con la delega dalla pessima ministra Severino, contro il parere delle commissioni giustizia Camera e Senato, e non è stata modificata dall’inefficace ministra Cancellieri. Orlando poteva ancora fare delle correzioni, peraltro nuovamente richiesto dalle commissioni di Camera e Senato, ma l’ha detto chiaro: l’hanno scritto nel programma ma non avevano intenzione di farlo.
Le ragioni di questo indegno comportamento sono numerose, non ultimo il pugno di ferro di Giorgio Napolitano che ha fatto pressioni di ogni genere perché il pessimo decreto della Severino non fosse toccato. Perché Napolitano era così determinato su questa riforma? Non lo so, posso solo ipotizzare che fosse un favore all’associazione nazionale magistrati che detesta i piccoli tribunali perché aveva difficoltà a controllarli politicamente. In cambio di cosa? È facile immaginarlo.”
Roma, 22 gennaio 2016
Riportiamo il testo integrale del senatore Malan e la replica del ministro
In grassetto le parti che riguardano Pinerolo e la geografia giudiziaria
Ripresa della discussione sulla Relazione del Ministro della giustizia
sull’amministrazione della giustizia (ore 11,39) 21 gennaio 2016
PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malan. Ne ha facoltà.
MALAN (FI-PdL XVII). Signor Presidente, l’amministrazione della giustizia e la difesa dei cittadini dal crimine è uno dei fondamenti che giustificano l’esistenza di uno Stato.
Nella nostra concezione lo Stato non è prima dei cittadini: prima vengono i cittadini e poi lo Stato. E, tra le prime cose essenziali che lo Stato deve garantire ai cittadini, a giustificazione del potere che su di loro esercita, ci sono la giustizia e la difesa dalle ingiustizie degli altri e, possibilmente, anche dalle sue. Per questo bene ha fatto, Ministro, a ricorrere a citazioni di carattere filosofico dei grandi principi del diritto. Ho, però, avuto la sensazione che la sua Relazione sia un po’ staccata dalla realtà e molto basata sul punto di vista degli uffici e del Ministero della giustizia e poco su quello dei cittadini.
La giustizia in generale è un aspetto molto importante non solo per i magistrati, per gli avvocati, gli imputati o le vittime o potenziali vittime del crimine, che già costituiscono un bel numero della popolazione italiana, ma anche per le imprese e l’economia.
Quando si parla con imprenditori-investitori italiani e internazionali, al primo posto delle ragioni che li trattengono dal fare investimenti e impresa in Italia mettono non le tasse, che pure sono troppo alte, né il costo del lavoro, che pure è più alto che in altri Paesi, bensì due cose: la giustizia e la burocrazia, strettamente connesse l’una all’altra; una burocrazia che impone adempimenti senza fine e una giustizia spietata con chi eventualmente ha omesso uno di quegli adempimenti, o peggio, sembra averlo omesso.
La giustizia è troppo lenta, e questo lo si dice spesso. Il processo civile in Italia ha tuttora una durata doppia rispetto alla media dei Paesi dell’OCSE. Il problema citato poco è che, purtroppo, è assai poco affidabile. La sentenza arriva tardi e a volte è incredibile; oppure, la sentenza arriva tardi e nel frattempo l’innocente è stato tenuto in carcere. E potrei citare il caso di un noto imprenditore televisivo, poi passato all’attività politica, ma parlo di altro. Parlo di quel dirigente di Fastweb che è stato per mesi in carcere, nonostante sia venuto appositamente dall’estero a rendere conto delle accuse di cui era fatto oggetto. E i mesi di carcere, durante i quali era accusato di aver sostanzialmente basato la sua azienda sulla truffa, non solo hanno gravemente limitato la libertà personale e minato la credibilità di quella persona forse per sempre, ma contemporaneamente hanno anche messo in grave difficoltà una grande azienda. È indubbio che un’azienda basata su fatturazioni false ‑ questa era l’accusa ‑ sia totalmente inaffidabile, e le aziende, signor Ministro, non possono aspettare i cinquecentottanta giorni o i quattro, cinque anni, perché vivono giorno per giorno. Basta vedere cosa succede quotidianamente nelle borse.
Ebbene, di fronte a episodi come quello citato, conclusosi con l’accertamento che nessuna delle accuse mosse a quel dirigente era vera, si capisce perché tanti investitori, tra investire in Italia e altrove, scelgano altri Paesi: la giustizia da noi – ripeto – non solo è lenta, ma è anche inaffidabile.
Ultimamente lei ha citato, giustamente – traggo spunto dalle sue parole – la legge sui reati ambientali, che lei afferma non essere contro le imprese, ma a favore di quelle che rispettano la legge. Certo, se la legge fosse stata scritta in modo più chiaro, anzi in modo chiaro e non vago, in modo da distinguere il criminale che avvelena interi ettari di territori, mettendo a repentaglio la salute di chi ci abita, dal poveraccio che sbaglia, magari, a smaltire rifiuti in un pezzo di terreno, in un prato o vicino ad una stagno, allora sì che sarebbe come dice lei, signor Ministro. Quando invece si rischiano anni e anni di carcere con fine prescrizione mai, come volete fare, allora è chiaro che tra l’Italia e le centinaia di Paesi presenti nel mondo, che hanno un costo del lavoro inferiore, tasse inferiori e così via, si scelgono altri Paesi. Poi c’è poco da stupirsi se, nonostante tutti i trucchi e le sovvenzioni, la disoccupazione continua ad essere ai record millenari della storia del nostro Paese (si parla degli ultimi trent’anni, ma il record è di sempre).
Non ho sentito, poi, neanche una parola da lei, signor Ministro, su un aspetto estremamente importante: la riforma della geografia giudiziaria. Le ricordo che il suo partito l’ha presentata nel programma per le elezioni del 2013, con il quale lei stesso è stato eletto. Il Presidente del Consiglio non si è preso il disturbo di farsi eleggere, essendo un po’ allergico alle elezioni, che vuole infatti abolire anche per il futuro. Ma lei è stato eletto con quel programma nel quale si proponeva una revisione della riforma della geografia giudiziaria e citava specificamente l’elenco di alcuni tribunali comunque da ripristinare, ovvero da eliminare dall’elenco di quelli soppressi: Pinerolo, Bassano Del Grappa, Chiavari, Lucera, Rossano Calabro e Urbino. Poi su quest’ultimo è intervenuta una sentenza – il merito non è, quindi, del Governo – secondo la quale, essendo Urbino capoluogo di Provincia, doveva essere garantito ai sensi della delega. Tutto il resto non è stato fatto.
Guardi che è stato eletto lei, signor Ministro. Lei è lì da quasi due anni. Mi chiedo, allora, come giustifica questo davanti agli elettori.
È vero che il programma delle elezioni del 2013 stranamente è stato cancellato dal sito del Partito Democratico, ma su Internet si trova ancora e la gente di quei paesi esiste ancora. I famosi risparmi, peraltro risibili persino nelle entità annunciate, a quanto ammontano? Lei giustamente non ha menzionato questo punto. Ha parlato di risparmi sulla dirigenza dell’amministrazione centrale del Ministero, ma non di quelli portati dalla riforma della geografia giudiziaria perché sono pari a zero e, per risparmiare zero, si sottopongono a grandi spese i cittadini e anche le pubbliche amministrazioni che vivono su quei territori. Quando si tratta di perdere giorni di lavoro anziché ore, ore anziché minuti per recarsi al tribunale, è tutto un peso che va sulle spalle dei cittadini che pagano le tasse, che dovrebbero anche servire ad amministrare la giustizia. Ma il risparmio è stato a pari a zero; è stato un regalo fatto a qualche potente organizzazione che ci teneva a mantenere la giustizia sotto controllo.
Non ha poi parlato del problema dei tribunali per i minorenni, che è rilevante. Noi ci occupiamo di tante cose, ma migliaia di minori vengono gestiti dai tribunali per minorenni. Sono centinaia le segnalazioni di casi che riguardano minori che potrebbero tranquillamente stare nelle loro famiglie o in altre situazioni e, invece, vengono gestiti tra servizi sociali, tribunale per i minorenni, cooperative varie, naturalmente molto ben remunerate. Di questo, però, non si parla. Da anni si doveva fare questa riforma. Ci avevamo provato anche noi, ma purtroppo non ci sono riusciti. Il problema, tuttavia, resta, anzi è stato aggravato.
Lei ha citato il disegno di legge sul reato di tortura. Siamo a posto. Mi chiedo se sia questo il modo per rendere più sicuri i cittadini, e cioè mettendo in pericolo con un disegno di legge quel pubblico ufficiale che dice a un altro di dare una scrollata a un detenuto magari per spaventarlo, e lo colpisce con anni di carcere. Ad Hannibal Lecter, personaggio della fiction, se esistesse non toccherebbe un giorno in più di carcere con la legge sulla tortura: al più noto torturatore della storia del cinema non toccherebbe neanche un giorno di carcere in più, perché non rientra nell’ambito di applicazione della legge.
Signor Ministro, lei giustamente ha parlato delle condizioni dei detenuti e io condivido la preoccupazione manifestata. Ricordiamoci, però, anche le condizioni delle vittime del crimine. Sarebbe positivo se alla riduzione del numero dei carcerati corrispondesse una diminuzione del crimine e, quindi, del numero delle vittime. Le cito una notizia segnalatami poco fa da un collega: una persona è stata accusata di sfruttare dei disabili per la mendicità nella città di Verona. Quali provvedimenti sono stati presi nei suo confronti? Gli è stato impedito di entrare nella provincia di Verona, e così andrà a gestire la sua attività altrove. Del resto, essendo un nomade, non sarà per lui un problema.
Questi sono i temi che toccano i cittadini assai di più di qualche, magari anche positivo, rimaneggiamento nella dirigenza del suo Ministero.
Infine, il Ministero della giustizia dovrebbe preoccuparsi del rispetto del Governo delle sentenze, per lo meno di quelle della Corte costituzionale. Lei sa bene che ciò non è stato fatto per quanto riguarda le pensioni, e questa dovrebbe essere una preoccupazione del Guardasigilli. (Applausi dal Gruppo FI-PdL XVII).
….
ORLANDO, ministro della giustizia. Signor Presidente, prima di una breve replica, vorrei esprimere i pareri sulle risoluzioni presentate.
Esprimo parere favorevole sulla risoluzione n. 1 dei senatori Zanda, Schifani e Zeller; contrario sulla risoluzione n. 2 della senatrice Stefani e altri; favorevole a condizione di riformulazione sulla risoluzione n. 3 della senatrice Mussini e altri; contrario sulla risoluzione n. 4 del senatore Falanga e altri; favorevole con riformulazione sulla risoluzione n. 5 del senatore Barani; contrario sulla risoluzione n. 6 del senatore Giarrusso e altri e contrario sulla risoluzione n. 7 della senatrice Bonfrisco e altri.
Onorevoli senatori, mi si è rimproverato di non aver dato conto delle singole inchieste sviluppatesi quest’anno. La legge prevede che il Guardasigilli relazioni sullo stato della giustizia, e non sullo stato dei procedimenti; diversamente saremmo in una situazione, come in altri ordinamenti, nella quale la pubblica accusa dipende direttamente dall’Esecutivo, scenario che non auspico e che sicuramente non auspicano neppure quelli che mi rimproverano di non aver dato conto dei singoli procedimenti.
Non ho usato toni trionfalistici, non ignoro la realtà. Manifesto semplicemente un dato: un significativo orgoglio per la situazione nella quale avevamo trovato la giustizia e per la situazione nella quale oggi siamo.
Non mi nascondo che i problemi esistono ancora, ma considero che con 22 atti aventi forza di legge approvati – una mole di lavoro importante, realizzata anche e soprattutto grazie al contributo del Parlamento – dei passi avanti siano stati fatti.
Non mi nascondo il dato di partenza, la montagna deve essere ancora scalata e su tutto vi è il dato della legge Pinto, che è per me motivo di frustrazione. Ritengo, infatti, che pagare centinaia di milioni di euro per i risarcimenti quando mancano le risorse per far funzionare gli uffici a ciò deputati sia oggettivamente una frustrazione che non può che accomunarci tutti.
Tuttavia, il mio compito è dire cosa è successo, se ci sono state cose in positivo o in negativo. Tre cose in positivo ci sono state e nessuno degli interventi che si sono succeduti è in grado di dimostrare il contrario. Vi è stata una riduzione del numero delle cause nell’ambito del civile; si è raggiunto un equilibrio dei numeri all’interno delle carceri ed è partito il processo civile telematico (PCT).
La riduzione delle cause è dovuta a fattori diversi, ma è un fatto positivo che, senza aumenti significativi del contributo unificato, questa riduzione si sia determinata avvicinandoci a un dato di sostenibilità del carico della domanda di giustizia.
L’equilibrio all’interno delle carceri nei numeri si è raggiunto. Non è vero che è stato fatto scaricando sulla società condizioni di crescita della criminalità. È vero che questo è avvenuto in altri passaggi (penso alla vicenda dell’indulto), ma ora i numeri dicono il contrario. Due numeri: quello dell’andamento complessivo del numero dei reati, che nessuno ha contestato, e soprattutto – e questo è ciò che mi preme maggiormente sottolineare – il fatto che il numero complessivo delle esecuzioni penali è aumentato e non diminuito. In sostanza, a diminuzione dei detenuti è aumentato l’esercizio delle pene alternative. Segnalo che questa è la strada che seguono tutti gli altri Paesi d’Europa, perché le pene alternative per i reati meno gravi sono la condizione per un abbattimento della recidiva. Nel minorile, dove le pene alternative sono state utilizzate da moltissimo tempo, la recidiva è crollata significativamente.
Non abbiamo raggiunto l’equilibrio soltanto attraverso una diminuzione del numero dei detenuti, ma anche attraverso un aumento dei posti disponibili, che in un anno e mezzo sono aumentati di 2.000 unità, non facendo grandi investimenti, ma semplicemente attraverso la ristrutturazione di carceri che erano in situazioni di fatiscenza.
Da questo punto di vista, devo una risposta al senatore De Cristofaro, che ha posto la questione del carcere di Firenze Sollicciano, dove ho già inviato un’ispezione e attendo a ore il risultato. Segnalo anche che i vertici del carcere sono stati sostituiti.
Vorrei segnalare come la partenza del processo civile telematico sia stata un salto di qualità nel funzionamento della giurisdizione. E non lo dico io, ne lo afferma «Doing Business», che ci fa salire per questo di 13 posizioni rispetto all’anno scorso. Non credo che «Doing Business» faccia sconti ai diversi Governi o favori ai singoli Ministri della giustizia dei vari Paesi.
Certo, come è stato sottolineato, in alcune realtà il PCT ha difficoltà. Per questo motivo abbiamo raddoppiato rispetto all’anno scorso lo stanziamento degli investimenti sull’informatica.
Inviterei i senatori esponenti del Movimento 5 Stelle a verificare un dato, che continuano a proporre come una verità storica. Il CSM va riformato, vanno introdotte profonde modifiche. Ho appositamente istituito un gruppo di lavoro in proposito e presto consegnerò al Parlamento l’articolato da esso proveniente. Non condivido le soluzioni proposte dal senatore Buemi, ma credo che alcune vadano nella direzione di una maggiore autonomia, rispetto a condizionamenti correntizi e politici del CSM, vadano costruite. Il fatto però che sollevi scandalo la presenza ai vertici del CSM di un ex esponente di Governo, descritto come un fatto inedito nella storia, si fonda su un dato infondato. Il CSM è presieduto da circa trenta anni da persone che, precedentemente, hanno svolto funzioni all’interno dei diversi Governi, e questo non ha impedito di salvaguardare e tutelare l’autonomia della magistratura nei diversi anni. Voglio ricordare, su tutti, la figura di Virginio Rognoni che, Ministro della Repubblica, ha con grandissimo onore diretto il Consiglio superiore della magistratura.
Non è vero, senatrice Stefani, che esiste un nesso tra l’aumento della criminalità e le depenalizzazioni, o addirittura a seguito di esse ci siano migrazioni di criminali. Non credo che nessun criminale si muova da un Paese all’altro leggendo la Gazzetta Ufficiale e scoprendo che la sanzione pecuniaria, che prima era comminata attraverso il processo penale, si sia trasformata in un illecito di carattere amministrativo. Credo che ci sia un tema di sicurezza legato all’immigrazione, ma non penso ci sia alcun nesso con i reati depenalizzati in questa mandata. Semplicemente, la depenalizzazione – come rivendico – serve a realizzare una effettività della sanzione che, a causa del numero enorme di reati previsti dal nostro ordinamento e del perimetro sconfinato del nostro diritto penale, non si realizza. È vero: l’Italia ha un know how tristemente accumulato sul fronte del terrorismo, e su questo condivido le considerazioni della senatrice Stefani. Ma – se mi consente una sottolineatura – esso non riguarda tanto il tema della durezza e dell’asprezza delle pene. Rispetto al fenomeno jihadista, consideriamo che persone disponibili a perdere la vita negli attentati non sono spaventate dall’eventualità di anni di carcere. Il vero know how di cui dispone l’Italia riguarda le modalità dell’esecuzione della pena, ovvero l’isolamento nel carcere rispetto al contesto esterno, e un secondo tema fondamentale, che è quello del coordinamento. Siamo un Paese che ha sperimentato forme di coordinamento e di scambio di informazioni che ci pongono all’avanguardia rispetto ad altri Paesi. Le tristi vicende di Parigi hanno messo in evidenza come una difficoltà dell’intelligence sia anche la conseguenza di una diffidenza nello scambio di informazioni tra i Paesi dell’Unione europea. Noi non abbiamo questo vizio: abbiamo molti altri limiti, ma siamo all’avanguardia rispetto alla volontà e alla capacità di scambiare informazioni con le altre autorità.
Senatore Cappelletti, non ho mai detto che il terrorismo internazionale si finanzia esclusivamente con il traffico delle opere. Ho detto che la Francia ha chiesto una criminalizzazione di questo comportamento e noi l’abbiamo sostenuta, così come abbiamo sostenuto tutti gli altri provvedimenti che vanno in questa direzione.
Inviterei tutti i senatori e tutti gli esponenti politici a non contrapporre il terrorismo ad altri fenomeni, per sminuirne la rilevanza. È certo che la corruzione rimane un gravissimo problema del nostro Paese e nessuno si gira dall’altra parte. Ma il terrorismo, in questo momento, nel mondo, in Europa e nel nostro Paese, rappresenta la minaccia più grande per la sicurezza dei cittadini. Non riconoscere questo dato significa indebolire gli anticorpi. Credo che non ci dovremmo dividere su detto punto, così come non ci dovremmo dividere – e porterò volentieri, per questo, anche la solidarietà del Movimento 5 Stelle alla magistratura palermitana – su come si combatte la criminalità organizzata. Abbiamo visto tutti, purtroppo, che il tema può riguardare tutti e le capacità di reazione devono essere unitarie. Credo che questo sia una dato dal quale dovremmo provare a partire. In tal senso, segnalo che l’Agenzia dell’ONU che combatte la corruzione ha riconosciuto come positivi i provvedimenti assunti dal Governo e non li ha qualificati con i termini che, forse sulla base di acquisizioni scientifiche più avanzate di quelle dell’ONU, sono stati utilizzati in questa Assemblea.
Ha ragione il senatore Falanga: sul personale c’è molto da fare. Rivendico che per la prima volta è stata invertita una tendenza. Non è ancora sufficiente se guardo al 2015, perché quelli che vanno in pensione sono più di coloro che siamo riusciti a portare dentro gli uffici, e lo dico io con molta onestà. Negli anni precedenti eravamo, però, rassegnati all’idea di perdere ogni anno 1.000 unità di personale amministrativo, mentre quest’anno ne perdiamo 400.
L’anno prossimo confido che ne guadagneremo 2.000. Questi sono i dati oggettivi. Se ci saranno più risorse, mi auguro che si potrà far meglio, ma è la prima volta, da venticinque anni a questa parte, che si interviene sui numeri del personale amministrativo e sulla riqualificazione del personale.
Non mi sfugge, senatore Cappelletti, che il provvedimento sulla prescrizione è fermo perché ci sono divisioni di valutazione in merito. Certo. Il mio ruolo è sollecitare che il tema sia affrontato e risolto e non perché io ritenga che il numero delle prescrizioni sia frutto solo della inadeguatezza del regime della prescrizione (penso infatti che incidano molti altri fattori), ma perché ritengo che questo sia un dato che ci è stato segnalato dalle autorità internazionali che – lo dico con molta onestà – non abbiamo ancora risolto. Per questo torno in quest’Aula a sollecitare la Commissione competente ad affrontare e risolvere il problema. Mi direte che la responsabilità è dei senatori del mio partito; rispondo che sono un profondo cultore della centralità del Parlamento e ne rispetto l’autonomia. Questo non mi impedisce di segnalare quando il Parlamento è inadempiente rispetto ad un tema che considero fondamentale.
Raccolgo le sollecitazioni che riguardano la custodia cautelare, tuttavia segnalo al Senato che alcuni progressi sono stati fatti grazie alla legge approvata dal Parlamento. I numeri continuano a decrescere costantemente. Credo sia giusto, ad un certo punto, fare una sorta di tagliando rispetto agli effetti della legge, ma devo dire che fino qui i segnali sono incoraggianti.
Senatore Malan, ho affrontato la questione del tribunale dei minori perché ho parlato della costituzione del tribunale della famiglia e della persona, che vorrei assorbisse le attuali competenze del tribunale dei minori. Ritengo infatti giusto – e mi rivolgo anche alla senatrice Filippin – un approccio unitario a tutti i temi che riguardano la persona, con particolare attenzione all’infanzia e non solo quando i minori sono chiamati in causa in quanto hanno commesso reati, ma anche quando sono vittime di reati. Considero importante un approccio unitario in tal senso e questo è il senso ed il contenuto della delega che cercheremo di far approvare alla Camera per poi sottoporla al Senato.
Il mio compito di Guardasigilli è indicare quando vi è una inadempienza nei confronti delle segnalazioni delle giurisdizioni internazionali; l’ho fatto per la legge Pinto, sulla quale cerchiamo di assumere misure organizzative adeguate, e lo devo fare e lo faccio, anche semplicemente per una ragione istituzionale, rispetto al reato di tortura, per il quale c’è una segnalazione della Corte di Strasburgo. Sia il Parlamento a decidere come crede, come affrontare e risolvere il tema, ma la giurisdizione internazionale ci segnala che deve essere risolto.
Esattamente negli stessi termini – so di toccare un tema spinoso – pongo la questione delle unioni civili. Il Senato e la Camera risolvano come credono, personalmente ho le mie valutazioni che possono essere diverse da quelle di altri senatori qui presenti, ma occorre risolvere il tema che ci segnala Strasburgo: c’è una fascia di cittadini priva di diritti, il cui riconoscimento è condizione essenziale per rimanere all’interno del Consiglio d’Europa e della giurisdizione esercitata dalla Corte dei diritti dell’uomo. Liberi di risolvere il problema come si crede, ma è necessario un intervento e questo è un dato dal quale non si può sfuggire.
Il collega Malan, anzi – mi scuso di aver abusato di un titolo che non ho mai avuto, quello di senatore – il senatore Malan mi rimprovera di non aver parlato della geografia giudiziaria e lo stesso fa il senatore Cappelletti. Non ne parlo perché considero la riforma un successo, un successo dovuto all’iniziativa del ministro Nitto Palma, che ritengo abbia avuto il coraggio di affrontare questo tema, che da moltissimo tempo non era stato affrontato.
CALIENDO (FI-PdL XVII). Non è stato gestito da lui, però.
ORLANDO, ministro della giustizia. Lo so. Poi dirò cosa, secondo me, si deve ulteriormente fare, però non cavalchiamo la demagogia del piccolo e bello e della prossimità, perché è come per gli ospedali: avere un tribunale vicino non significa avere buona giustizia, come avere un ospedale vicino non significa avere buona sanità, perché se i tribunali sono piccoli non c’è specializzazione.
Senatore Malan, la risposta a molti dei casi di malagiustizia che lei segnala sta nella specializzazione. Se non ci sono una magistratura inquirente specializzata ed una magistratura giudicante specializzata, per alcuni reati (soprattutto quelli che hanno un impatto più forte sull’economia) gli strumenti giuridici possono essere male utilizzati. Ciò ha però come presupposto il fatto che ci siano i numeri per introdurre la specializzazione. Infatti, è del tutto evidente che una procura con due o tre magistrati non si può specializzare in nulla e che un tribunale che deve giudicare su tutto non può articolarsi al suo interno per rispondere alle diverse articolazioni della domanda di giustizia.
È vero: sulle vittime bisogna fare di più. Rivendico che, dopo venticinque anni in cui si è parlato sempre di vittime, questo è il primo Governo che prova a costruire uno statuto delle vittime. Se guardate il dibattito parlamentare degli ultimi venticinque anni, tutte le volte che sono stati introdotti una nuova pena o un nuovo reato, oppure inasprite delle pene, lo si è fatto in nome della tutela delle vittime e solo dopo ci si è accorti che le vittime non sono tutelate né durante, né dopo il processo. Rivendico pertanto il merito di questo Governo di aver affrontato il tema, anche dando corso a direttive comunitarie (cosa che si intende fare ancor più nell’anno che ci si pone davanti).
Senatrice Filippin, accetto molto volentieri le punture di spillo e le dico che sono molto contento di avere un data warehouse, perché questo ci consente di evitare esattamente ciò che lei mi propone, cioè andare dove c’è una segnalazione politica. Io invece vado nei tribunali che la classifica indica essere più in difficoltà perché, muovendoci sulla base di segnalazione politica, abbiamo costruito una geografia giudiziaria del Paese in cui le risorse non sempre sono andate dove c’era più bisogno. Non nego che, probabilmente, in Veneto ci sarà da fare – non ve lo nascondo – ma la classifica ci indica con molta chiarezza quali sono i tribunali collocati negli ultimi posti. Purtroppo, nove tribunali su dieci si trovano nel Mezzogiorno.
C’è però un dato, che ha colpito anche me, su cui invito il Senato a riflettere. I tribunali collocati agli ultimi posti della classifica non sono necessariamente quelli con le maggiori scoperture di organico; anzi, in alcuni casi i tribunali che registrano le peggiori performance sono a pieno organico con riferimento sia alla magistratura che al personale amministrativo.
A tal proposito, si pone il tema, che ho provato a segnalare anche nella mia Relazione, relativo alla selezione dei capi degli uffici. Un capo ufficio bravo consente di colmare anche le difficoltà di carattere strutturale. Per questo motivo, mi auguro che il Consiglio superiore della magistratura terrà conto, nel suo lavoro dei prossimi anni, anche dell’opera di censimento che abbiamo fatto negli ultimi mesi.
Concludo ringraziando tutti i senatori intervenuti e, soprattutto, i componenti della Commissione giustizia, che nel dibattito e nel confronto svoltosi nell’anno di cui ho dato conto nella Relazione hanno contributo a raggiungere alcuni degli obiettivi che non considero miei, ma – complessivamente – del nostro Paese.
Non nascondo – ripeto – le cose che ci sono ancora da fare e confido che, anche nell’asprezza dialettica che ha caratterizzato alcuni interventi, il confronto possa proseguire. Dico questo non per una particolare attitudine al confronto – che pure ho – ma per un’altra ragione. Penso che, trattandosi di diritti fondamentali, la giustizia non possa essere un tema da affrontare semplicemente in termini di maggioranza e minoranza. Si tratta di un tema che, in qualche modo, ha una valenza di carattere costituzionale, anche se non è prevista la maggioranza dei due terzi per approvare i provvedimenti che lo riguardano. Penso che questo dato debba caratterizzare ancora l’impostazione che il Ministero ha cercato di dare e darà nei prossimi mesi. (Applausi dal Gruppo PD).





