Il passaggio a Nord-Ovest tra passato e scenari futuri, ricorda il tentativo del capitano Franklin
12-2-2015- 9:18 – Nell’ambito delle iniziative Ghiaccio Fragile, organizzate dal Circolo dei lettori, conferenza nel Salone dei Cavalieri, Viale Giolitti, 7 Pinerolo, venerdì alle 17,30 si chiude alle 19Il Passaggio a Nord Ovest evoca la storia di una lunga e faticosa lotta tra l’uomo e i ghiacci. Secoli di tentativi di infrangere la banchisa artica a Nord del Canada e trovare una via di transito navale in un dedalo di isole inospitali, tra Atlantico e Pacifico. Storie di coraggio, ma anche di naufragi e indicibili sofferenze per i sopravvissuti. Il caso più epico è quello della spedizione del capitano Franklin, salpata da Londra nel 1845 con le sue navi Erebus e Terror cariche di 129 uomini destinati a scomparire tutti tra i ghiacci. Per molto tempo il clima artico si è opposto a ogni sforzo umano di stabilire una rotta più conveniente attraverso quelle gelide acque: neppure l’impresa del norvegese Amundsen compiuta, finalmente, tra 1903 e 1905, di raggiungere e superare da Est lo Stretto di Bering, cambiò le sorti della navigazione polare. La svolta venne solo a partire dagli anni ’50 del secolo scorso, merito si della tecnologia e della potenza di navi moderne e sommergibili nucleari, ma anche di un inatteso quanto agguerrito alleato: il surriscaldamento globale. Dal 1978, sulla base delle misurazioni scientifiche, la banchisa polare (ossia lo strato ghiacciato del mare) registra una perdita, nel Mar Glaciale Artico, di circa il 14,1% ogni decennio: per dare un’idea nel solo biennio 2005-2007 la perdita è stata equivalente a 3 volte la superficie italiana (dunque quasi di 1 milione di kmq). In termini di quantità, la più grande calotta glaciale dell’emisfero Nord, ossia quella della Groenlandia, perde in media ogni anno 160 miliardi di tonnellate di ghiaccio! Quali conseguenze ci possiamo attendere oggi da tutto ciò? Facendo gli scongiuri che il ghiaccio della Groenlandia resista – la sua completa fusione contribuirebbe infatti ad un aumento del livello marino mondiale di circa 7 m – alcuni effetti sono già oggi tangibili e non incoraggianti, almeno con un occhio all’ambiente più che agli interessi economici. Essi vanno dall’apertura al traffico della grande autostrada marina del Passaggio a Nord-Ovest alla perforazione di nuovi giacimenti petroliferi con notevoli benefici commerciali, ma altrettanti rischi ecologici, senza contare che la riduzione del permafrost sta immettendo ogni anno in atmosfera miliardi di tonnellate di CO2 e metano, contribuendo ancor più all’effetto serra globale.




